Influenza nel nostro dialetto

 

Influenza dalla lingua Greca

AMMATULA - Inutilmente dal greco "esi maten" con "la" complemento fonetico;

ARIANU - Regamo o origano, nota pianta aromatica usata per condire insalata; dal greco "origanon";

BUMMULU, BUMMULIDDU - Piccolo vaso di terracotta per vino o acqua, ancora usato; dal greco "bombulos vas angusti oris" cioè "vaso di bocca stretta"

BURDUNI - Cretino, somaro, dal tardo greco Thordonnos", somaro, come nel tardo latino;

CANNISCIU - Canestro; dal greco "cànistron"

CANTARU - Orinale; vaso di uso vile; dal greco; è il notissimo Kàntaro

CARTEDDA - Grossa cesta fatta di cannucce a bocca larga per uso di biancheria o altro; dal greco "Kàrlallos", poi passato al latino medievale "cartallus"

CATAMMARI - Adagio adagio, dal greco "Katà meros" cioè a parte, per parte

CATU - Secchio per attingere acqua dal pozzo; dal greco "Kàdos"

CIARAMEDDA - Cornamusa, parola greca formatasi in Sicilia e Calabria; anche cornamusa non è che l’esatta traduzione dal greco "Keràmelos", da Keràm = corso e mèlos = melodia

CUDDURA - Ciambella, pane biscottato; dal greco Kollùra

CUFINU - Grande cesta pèr uso agricolo; dal greco Kòfinos

FURNISCÌA - Pensiero assillante, donde il verbo "sfurniciarisi" = scervellarsi; dal greco Foènesis

FITARI - Far le uova, detto delle galline, dal greco "futùo" = genero, produco

FRATTA - Erba secca, è esattamente il greco basso "frakta"

GIAMMARITA - Coccio di vaso dì argilla, dall’ accusativo di "Karamìs — ìdos" = vaso figulino

NCIGNARI - Usare per la prima volta un abito nuovo; è il latino "encaeniate" della bassa latinità; ma il verbo latino è stato formato dall’ aggettivo greco "Kainon" = nuovo;

MAIDDA - Più che all’italiano madia si avvicina al greco "maghìs-ìdos", cioè recipiente per impastare la farina per farne il pane

MAISA - Maggese, trovasi sotto la forma dì "maghìsìa", nel tardo greco

NICU - NICARIEDDU - Piccolo, piccolino, molto probabilmente dal greco "micros". Nel "nicu" cadde la "re" che riappare nel suo diminuitivo

NICULIZIA - La notissima liquirizia; proviene da "glukurrìzia", cioè radice dolce, che è il significato del vocabolo greco e che volentieri si masticava grezza dai ragazzi; serve anche ad uso medicinale

PUDÌA - Orlo della veste; è formato dal greco "pous, podos" = pìede

PUTÌA - PUTIARU - Bottega dal greco "Apothèke" = luogo ove riporre oggetti da vendere

SCALIARI - Verbo, detto delle galline; dal greco "scalèuo", muovere leggermente la terra

SCIFU - Truogolo, dove sì mette il cibo per i maiali; è il classico "skìfos"

SPANU - Rado, diradato; si usa per lo più nella frase "capìddi spani", dal greco "spanòs" = rado

TADDARITA - Pipistrello, nottola; è quasi certamente l’accusativo "nukterùda" da "nikterìs, ìdos"

TADDU - Parte dura del cavolo, dal greco "thallòs" = germoglio

TIMUGNA - Bica, mucchio di covoni; è il basso greco "themonìa" e il classico "themòn, ònos"

TIMPAGNU - Il fondo della botte, usato nel proverbio: "dari un cuorpu a la vutti e unu a lu timpagnu"; dal greco "tùmpanos"

TRIZZA - Treccia, dal greco "thrix, tricòc", da cui "trizza di capiddi";

TUPPIARI - Bussare alla porta; è il verbo notissimo "tùpto"

VASTASU - Facchino in senso fisico e morale, dal verbo "bastazo" =porto

Presenza del latino nel nostro dialetto

ABBUTARI — Usato specialmente nelle espressioni "abbota la porta» cioè socchiudi l’uscio; viene dalla preposizione "ad" ed il verbo "volutare" poi voltare;

ABBUTTARI - Detto di muro che va fuori del pendicolo e quindi diventa gonfio come una botte; dal latino medievale "butta, buttis" donde il siciliano "vutti". Nel nostro paese diciamo anche ‘abbuttata" per indicare una persona che è sazia, che ha la pancia piena quasi come una botte;

ACCHIANARI - Per salire, montare su; propriamente spianare dal latino medievale "adplanare". Il significato di "salire" dal confronto con montare, venire al monte. così ‘acchianari" equivale a venire al piano, muoversi verso il piano;

ACCIA — sedano; viene dal latino "apium", mentre sedano viene dal greco "sélinos";

ACEDDU e ACIDDUZZU— Viene dal latino popolare "aucellus" formato da "avicellus", poi contrattosi;

AFFRUNTARISI - AFFRUNTUSU - Avere il colore della vergogna sulla fronte, forato da "ad" e "frunti", perché nella fronte, sineddoche per viso, si dipinge l’effetto della vergogna;

AGNUNI — Angolo, cantone; è la forma appena riconoscibile del classico "àngulus";

ASTUTARI — Spegnere; si dice spesso "astuta lu focu, li cannili"; non può derivare che da un primitivo latino "adtutare", anche se il vocabolo non è registrato in alcun vocabolario d’infima latinità;

BABBU - BABBIARE - BABBASUNI - Stupido, babbeo; derivato dal classico "balbus", cioè balbuziente;

BASULA — Grande lastra per pavimentare; è la forma contratta di "basicul", piccola base;

BIFARA — Fico, fiore; aggettivo classico a tre voci, bifer, a, um," che si diceva degli alberi che producono frutta due volte l’anno e specialmente dei fichi nella loro prima fioritura;

CANIGL lA — La crusca più grossa; così detta da "canis" perché con essa si fanno le pagnotte per i cani;

C’ERNIRI — Setacciare la farina, crivellare il grano; dal classico cernere", quasi discernere la farina dalla crusca e il grano dal pagliolo;

CHIUMMAZZU — Cuscino; regolarmente sicilianizzato dal popolare "plumatium", da "pluma", penna;

GIARAVEDDA — CRAPA — Dal latino "capra", con la metatesi della "r";

CICIRI — CICIRU — Molto più simile al latino "cicer" che all’italiano cece;

CRISCENTI — Lievito, così chiamato perché fa crescere la pasta;

CRIVU — Per la farina e anche per il grano sull’aia; molto più vicino al latino "cribum" che non all’italiano crivello;

FERLA — Pianta notissima in Sicilia dal midollo spugnoso che serviva per turaccioli di "quartari" ed anche per punire gli scolari negligenti ed indisciplinati, quando ancora tale metodo era in uso..; dal latino "ferula" del pedagogus, di oraziana memoria;

FIRRIARI — Girare, andare in giro e, come verbo riflessivo usato nella espressione "mi firria la testa"; probabilmente dal latino medievale "feriari", andare in giro per le fiere, quando le fiere, un tempo offrivano rare occasioni di compra-vendita ed occupavano larghi spazi e per visionarli tutti "firriava fa testa";

GLIOMMARU — Gomitolo; è la forma corrotta del latino "glomeramen";

NSIRTARI — Indovinare; dal latino classico "insertare" cioè inserire al centro; dalla stesa radice viene NZITU innesto di alberi;

LANZARISI — Vomitare; dal basso latino "lanzare";

LAVINA - LAVINARU — Corso d’acqua con fango che si forma dopo una pioggia improvvisa; dal post classico "labina", originato dal verbo "Labor, làberis, lapsus sum, labi", cadere;

MANGIASCINU — Prurito, viene dal verbo mangiare, seguendo lo stesso processo per cui i francesi dicono "demangeaison" dal verbo "manger", come se ci fosse dentro il corpo un verme che vuoi "mangiare";

MASSARIA e il derivato MASSARU — Provengono dal latino post classico "massa" che significa estesa proprietà fondiaria ed oggi fattoria con annessa grande casa colonica con magazzini per i raccolti. Viene usato spesso da S.Gregorio Magno nel suo "Regestum" quando parla delle "Massae", proprietà fondiarie della chiesa romana in Sicilia. Il sostantivo "massaru" vuoi dire un uomo attivo e lavoratore, donde anche l‘estratto "massarizzu" e l’accrescitivo "massaruni", quasi stakanovista;

MATTULA — Bambagia di cotone; probabilmente si pronunziava "martula" e deriverebbe da "martha" o martora, dalla cui pelle si foderavano le vesti, come oggi si imbottiscono col cotone;

MUNZEDDU — Mucchio di chicchessia; probabilmente abbreviato da "monticellus";

NUOZZULU — Nocciolo d’oliva, adoperato nel passato per riscaldare il forno e come combustibile in genere; viene da "nucleus" con le variazioni della lingua italiana parlata;

NUCIDDA — Nocciola; dal latino popolare "nucellas", diminuitivo di "nux, nucis", la nocciola avelIana;

PARRINU — Padrino, di battesimo o di cresima; significa anche sacerdote; proviene da "pater" in diminutivo ed è riferito all’ordine spirituale in cui debbono cooperare coi genitori i padrini e soprattutto i sacerdoti;

PICCIULI — E i derivati "picciliddu e picciuottu" (contrazione da "piccolotto") coi vezzeggiativi "picciuttieddu e picciuttedda"; proviene da "pauculus" diminuitivo di "paucus";

PUDDASCIA — Pollastrella; è la forma sicilianizzata della forma classica "pullastra, già attestata da Varrone ( 37 a.C);

PUDDICINI — Pulcino, forma sicilianizzata del post classico "pullicenus", diminuitivo di "pullus"; attestato da Lampridio nella seconda metà del IV sec.;

PUDDIDRU — Puledro di asino o di giumenta; sempre da "pulletrus" del sec. IX e derivato da "pullus" che indica il figlio di animali da stalla;

QUARTARA — Brocca di media grandezza assai comune in tutta la Sicilia; anche nel nostro paese c’erano una volta bravi "quartarara" e sono diffuse anche la "quartara" di Sciacca e di Caltagirone. Il nome proviene dal latino medievale "quartaria" con evidente riferimento ad un "quarto" di maggiore misura;

SANTIARI — Bestemmiare; verbo derivante certamente da "santu" perché si nomina rabbiosamente ed in modo offensivo: "santu diu", "santa madonna"; si bestemmia anche dando l’appellativo al demonio dicendo "santu diavulu"; dal latino "sanctus";

SARMA — Misura per cereali che corrisponde a 16 tumoli (tummina); per estensione si dice anche di misura di superficie: "accattari, vinniri ‘na sarma di terra"; viene dal latino medievale "salma", carico di vino, olio, legna; "salma" è corruzione dal greco "sàgma, sàgmatos" basto e quindi il carico di una bestia da soma;

SCANNALIARISI — Nel nostro dialetto restare scottato da una cosa tanto da dissuadere dal tentare di ripeterla; deriva per estensione dal latino medievale "scandalizzare", dare scandalo nel senso evangelico di insegnare il male a chi non lo conosce, cioè agli innocenti;

SCECCU — Asino, somaro; in romanesco "micco" è il corrispondente del classico "asellus", asinello con la perdita della "a" atona ed il cambiamento del doppio "il" in doppio "e’, come da "sottus" viene sciocco;

SCUTULARI - Bacchiare un albero per raccogliere i frutti; viene forse dal termine classico "scutula" bastone, di cui in effetti ci si serve per scuotere i rami degli alberi;

SPINNARI — Voce caratteristica della nostra terra e si dice specialmente dei piccoli che desiderano ardentemente una cosa e non hanno; variante del latino "ponare";

SPIZIALI — Farmacista; dal latino medievale "speciarii"; della stessa radice "specie" viene anche il siciliano "spiezii" per indicare solo il pepe;

STEDDA - Scheggia ad uso di cucina, usata ai bei tempi dei cibi cotti alla brace; viene dal latino medievale "stella", così anche "stiddari", cioè scheggiare;

STIZZIARI - Propriamente il cadere delle prime gocce di pioggia. piovigginare; proviene dal latino "stillare" col doppio "Il" sicilianizzato;

TAVEDDA — Piega nelle vesti per stringerle o abbellirle; proviene dal latino popolare "tavella";

TRAPPITU — Frantoio per le olive; è il vocabolo classico che usava Virgilio nelle Georgiche, "trapet";

TUMA — Cacio fresco non salato; dal latino medievale "toma":

da "tuma" viene pare "tumazzu", formaggio in genere;

VADDUNI — Vallo, accrescitivo di "vallis", usato nel medioevo:il "vadduni" indica un corso d’acqua che dura solo d’inverno; anche l’acqua che scorre per le vie in pendio del paese si chiama vadduni;

VANEDDA — Viuzza stretta; celebre nel nostro paese la ‘vanidduzza

stritta", proviene dal latino medievale "vanella";

VASCEDDA — Cestella tessuta di giunghi abitualmente usata per riporvi la ricotta o il formaggio; è la corruzione del classico "fiscella" con identico significato. Nel nostro paese si usa il termine "vasceddi" al plurale per indicare l’alveare, le arnie dove le api depositano il miele nei favi;

VAVIARISI — Emettere bava dalla bocca; si usa anche in senso figurato per chi si loda esageratamente; deriva da "bava".

Il periodo Arabo

BABBALUCI — Chiocciola, usato tra gli arabi di Tunisi e come derivato dal turco. Nel nostro paese diciamo "vavaluci" forse per influsso spagnolo della "b" pronunziata "v";

BALATA - BALATEDDA — Grossa pietra di superficie piana usata anche per pavimentare le strade. Nel nostro paese si chiamava "balatedda" la pietra su cui si "scacciavanu" le mandorle già scricchiati ni la maidda". Si usa anche "abbalatari" per pavimentare con le ‘Balate"

BUNACA — Giacca dalle tasche grandi usata dai contadini; è la "baniqah" araba;

CAFUDDARI — E’ un verbo ibrido formato dall’arabo "Kaff" palma della mano e la mano stessa e dal latino «dare"; significa anche schiaffeggiare;

CALIA — Ceci o fave abbrustolite che si solevano offrire in feste di battesimo o sposalizi in tempi ormai remoti, quando non era possibile organizzare un qualsiasi trattenimento di altro tipo. Nel nostro paese si vendono ancora adesso, come rarità, nelle feste popolari;. viene dall’arabo «haliah";

CAMIARI - FAMIARI - Riscaldare il forno con legna o "scorci di miennula", «nuozzulu d’aulivi"; viene dal notissimo "hamma";

CAMULA — Tignola o tarlo; in senso metaforico si dice spesso "si "na caniula" o «quanta si camulusu" per indicare lo scocciatore noioso;

CANTÀRU - Misura di peso. Nel nostro paese circa 100 kg; è il «quintar" arabo che equivale a 100 "ralt" o rotoli come noi diciamo;

CARRUBBU — Pianta notissima nelle nostre parti, una volta estesa in lungo e in largo; la specie migliore produce la cosi detta carrubba di pasta, buona a mangiare; la più scadente, la carrubba riccia. si dà da mangiare agli animali; viene da «kharrub". albero assai conosciuto in Oriente;

CUTTUNI — Cotone; pianticella che ebbe nel primo dopoguerra larga coltura nelle nostre terre, al tempo dell’autarchia mussoliniana, oggi quasi inesistente. E’ il "qutun" che ci portarono gli arabi. In uso ancora la "cuttunina", coperta di letto imbottita di cotone;

COFFA - CUFFARU - Recipiente di corda ottenuto dalle palme nane, che da noi si chiamano "giummarri", per vari usi domestici, ma soprattutto agricoli;

DUANA — Dogana: è l’arabo "diwàn"; alla stessa voce è nato "divano", cioè sofà, secondo senso anche in arabo;

FADALI — Grembiule; è il "fadlah"; in Sicilia si usa solo per donne.

FUNNACU — Albergo di infimo ordine, anche per animali adibiti ai lavori agricoli o al trasporto; proviene da "funduq" che gli arabi ricavarono dal greco "padonchèion";

GIBBIA — Vasca grande in muratura ove si raccoglie l’acqua per irrigazione; viene dall’arabo "giabiab";

GIARRA — Vaso in terracotta smaltato all’interno (stagnatu), usato per contenere olio ma anche acqua. Notissima la novella e commedia di L. Pirandello intitolata appunto "La Giara";

GIUGGIULENA - GIURGIULENA - Seme di sesamo che si mette sulla faccia superiore del pane di qualsiasi forma (muffulittu, guastedda, pistuluni, chichìrieddu); viene dall’arabo postclassico "giugiulàan" che vuoI dire coriambro, sesamo, miglio;

GIUMMARRA — Palma nana; è la "chamàirops" dei greci, detta humilis da Linneo, abbondante sulle falde dei monti e delle colline, ove cresce spontanea. Serviva per fare corda per riempire le sedie dei poveri e per intrecciarvi scope e "scupurieddi"; rappresenta bene l’arabo "giummar" spiegato dagli esperti come midollo di palma;

GIUMMU — Col diminutivo di GIUMMITIEDDU — Fiocco, fiocchetto e si dice del fiocco di lana o di seta che pendeva dalla berretta dei contadini sino al 1920 circa; è l’arabo "giummah" che significa proprio fiocco; è comune la frase "pullicinedda e cu giumrnu" per indicare un pulcinella più valente e più autentico;

LEMMU — Recipiente a larga bocca, circolare ad uso di cucina o delle lavandaie; è forse l’arabo "lemmah" che però vuoI dire bottiglia;

LIMUNI — Albero e frutto notissimo; ci viene dall’arabo "laymum" o forse dal persiano "limun" da cui lo avrebbero preso gli arabi;

LUMIA - Limone; viene dalla stessa radice di "limun"; in maltese prende la forma di "lumia";

MAFIA — E’ il termine usato tanto comunemente a proposito ed a sproposito; molto probabilmente è l’arabo "mahyasah" usato in Egitto per indicare "fanfaronata, rodomonta";

MAMMALUCCU - Stupido, babbeo; viene certamente dal participio passato di "mamluk» che significa posseduto da altri e quindi schiavo;

MINGIBEDDU - Etna o Mongibello. Composto bizzarro di "mnunti" e "Gebel" dovuto alle vicende storiche. Gli arabi chiamarono I’Etna "Gebel", il Monte per antonomasia data l’imponenza della sua altezza che lo fa il vulcano più alto d’Europa e la montagna più alta della Sicilia. Così gli antichi Romani chiamarono Roma "Urbs", la città per eccelLenza. Quando vennero poi i Francesi credettero che "Gebel" fosse nome proprio e quindi aggiunsero il loro "mons" dando origine alla tautologia di "Mongibello", cioè Monte-Monte. Bizzarria simile si è verificata col nome di Linguaglossa, glossa in greco, lingua in latino;

MUNNIEDDU - La quarta parte del "tumminu"; proviene dall’astratto "mudd" che significa "quantum duabus manibus coniunctis extensique api potest", cioè "quanto può prendersi con due mani unite ed aperte";

NACA — Culla per bambini per essere dondolati; anticamente si usava attaccarla ad un angolo tra due pareti e anche in campagna; durante le scampagnate si "cunsava la naca", cioè si legava una corda a due rami di un albero per dondolarsi. Nel nostro paese si indica anche con "naca" un vuoto nel letto di un fiume. pericoloso perché può provocare una caduta improvvisa anche pericolosa; viene da "nawca" che significa piccola barca;

NANFARA con l’aggettivo NANFARUSU - Voce nasale dovuta a raffreddore con intasamento del naso; viene dall’ambo "kahnfarah", propriamente naso grosso e ridicolo;

ROTULU O RUOTULU — Peso corrispondente a grammi ‘793; viene da "ràlt";

SAIA — Piccolo canale per irrigare i campi; viene da "saylah", corso d’acqua;

SAlMI — Strutto; è lo "sciahm" che indica il grasso in genere;

SALAMILECCHI — Complimenti esagerati; è la formula del consueto saluto arabo "salam alayk" cioè pace, salute a te, spesso accompagnato da inchini profondi e gesti di riverenza per noi alquanto esagerati;

ZARCHI — Verdura spontanea o coltivata detta anche "giri"; viene da "zarah", aggettivo femminile che significa azzurrognolo dal colore del bulbo;

SPACCA e più comunemente SPACCAZZA — Fenditura; viene da "sciaqq" donde anche "spaccari", spaccare la legna;

SCIARRA ed il verbo SCIARRIARISI — Lite, e litigarsi; viene da "sciarr" che appunto vuoi dire lite;

SUDDA — Una specie di trifoglio dal fiore rosso; viene da "saIlah" o "sillah", fiore;

TABUTU — Cassa da morto come anche oggi si chiama in oriente "tabut"

TAGANU e TAGANEDDU — Tegame e recipiente per soffriggere cibi e verdure;

TALIARI — Guardare con attenzione, donde l’espressione "talè, talè" che significa "guarda, guarda"; viene dal verbo "tala’a"; c’è anche il sostantivo "taliata";

TICCHIARA — Fico selvatico o caprifico. in genere designa l’albero maschio. Nel nostro paese si usa per il pistacchio (in dialetto "fastuca") e si chiama "scornabeccu"; viene dall’araba "duhkkar". Si mette in prossimità degli alberi di fico e quasi li feconda, onde il proverbio "la ticchiara fa li ficu":

TUMMINU — E’ misura per aridi, corrispondente a Kg. 14 circa; è anche misura di superficie corrispondente a circa 2.361 mq. Viene dall’arabo "thurnm". Da noi il "tumminu" è costituito da quattro munnedda" e un "munnieddu" da quattro "quarti’ - La voce è italianizzata in "tumulo" che però in questo caso proviene dal latino "tumulus" che vuoi dire rialzo;

ZABBARA — Pianta di aloe o di agave americana che cresce lungo le siepi; proviene da "sabr", aloe ed è affine a "suhar". che in arabo è il ficodindia che ha foglie carnose come l’agave. Sino alla fine della seconda guerra mondiale le "pale" dello ‘zabbarru’ pestate e messe in acqua servivano a pulire la biancheria a colore. con funzione di candeggina. Per lo stesso scopo. anche per un lungo periodo del secondo dopoguerra, si usava pure la "cinniri" ricavata dalle "scorci di miènnula" bruciate in focolari posticci nelle campagne;

ZACCURAFA — Ago lungo e grosso usato per lavori grossolani; i contadini se ne servivano per riparare "l’armiggi" cioè il basto degli animali da tiro, costituiti da "varduni. cigna. suttapanza, tistera e capizzuni"; viene dall’arabo "qarah’;

ZAGARA — Fiore di arancio e di limone. Viene da ‘zahr" che significa fiore in generale. La zagara è divenuta il simbolo della Sicilia per il forte profumo; ha ispirato una nota canzone siciliana che tra l’atro dice "l’oduri di la zàgara si senti - e riturnà la bedda primavera", durante la quale tutta la Conca d’oro e la Piana di Catania sono letteralmente impregnate di questo forte ma gradevole profumo. Con la zagara si suole anche adornare la fronte della sposa nel giorno delle nozze;

ZIMMILA — Bisaccia per muli ed anche recipienti intessuti di virgulti d’olivo, detti anche "cancieddi" e "cancidduzzi", usati per il trasporto di vari oggetti, ma soprattutto di brocche di acqua. Viene dall’arabo "zamilah" che è tanto il mulo quanto il sacco delle provviste;

ZOTTA — Frusta; è l’arabo "saut", donde anche "zotta d’acqua" per indicare una pozzanghera;

ZUBBIBBU — Uva passa; è lo "zabib"; da noi indica una gustosa qualità d’uva dallo speciale profumo e dagli acini grossi dai quali si fa anche l’uva passa.

 

ALCUNI VOCABOLI OBSOLETI

--Abbadittarisi = restare inetsi, accordarsi.

--Angalarruni = scacciapensieri.

--Baccaredda = brocca

--Birriola = copricapo rotondo, senza visiera.

--Brogna = grossa conchiglia di mare che soffiandovi, come corno, emette un forte suono. Si usava nelle campagne per avviso o richiamo.

--Bunaca = giacca.

--Bùrgaru = agg. il colore marrone scuro.

--Cacciuttu = cappello

--Càntaru = Càntaro. Vaso atto di terracotta per i bisogni corporali.

--Capitina= bottone.

--Carramazzu = autocarro.

--Catùsu = tubo di terracotta.

--Citalena = lampada ad acetilene.

--Firramedda = bottone metallico.

--Firruzza = salvapunte metallico a forma di mezzaluna a protezione delle suole delle scarpe.

--lppùni = corpetto da donna.

 Maidda =  màdia.

--Monacu = spranga di legno per sbarrare la porta dal di dentro.

--Naticchia = pezzetto di legno o di metallo, girevole o scorrevole per serrare lo sportellino delle porte.

--Putaredda = piccola brocca di terracotta senza manici.

--Guastedda = grosso pane rotondo.

--Ràsula = viottolo privato di campagna.

--Scarfaturi = attrezzo domestico a forma di calotta, fatto di stecche di legno sistemate a reticolo, per poggiarvi sopra i panni ad asciugare. Nell’uso veniva posto sopra il braciere.

--Sproticu = disposizione, deliberazione.

--Sùcchiaru = chiavistello piatto, scorrevole, per serrare gli usci.

--Taglia = Tacca. Legnetto di ferula per incidervi i segni di riscontro, nei conti di dare ed avere.

--Tannùra = cucina rustica in muratura.

--Ticchiena = letto in muratura.

--Uvitu = gomito. Asta di ferro per fermare la porta dal di dentro.

--Varchiola = barchetta. Copricapo senza visiera, a foggia di barca, simile alla bustina.